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FAQ

Da dove arriva il pellet?

L’Italia ha una piccola produzione di pellet pari a circa il 10% del consumo nazionale; la maggior parte del pellet di qualità viene importato dai Paesi del Nord Europa, dagli USA e dalla penisola iberica.

Che conseguenze si possono verificare in caso di utilizzo di pellet di scarsa qualità?

Un pellet di bassa qualità ha un rendimento basso, pertanto a parità di consumo produrrà meno calore. I costi del riscaldamento, in questo caso, rischiano di salire. Pellet di bassa qualità producono più cenere e possono talvolta causare blocchi della caldaia.

Come fa la segatura a stare insieme senza l’utilizzo di collanti?

Durante la lavorazione del materiale, temperatura e pressione convenienti contribuiscono alla liberazione della lignina, una sostanza legante dall’alto potere calorifico, naturalmente presente nel legname. Tale sostanza è responsabile della forma e della compattezza del prodotto finale.

Come posso conservare al meglio il pellet?

Per mantenere inalterato il potere calorifero, cercate di tenere rialzati i sacchi, accatastandoli sopra un bancale oppure all’interno di una cassa in legno, possibilmente vicino alla stufa. In questo modo i pellet si troveranno in un ambiente asciutto e riscaldato.

Come posso verificare l’assenza di leganti sintetici e vernici?

Il pellet che non contiene collanti perde tenuta se posto in condizioni di umidità. È sufficiente dunque immergere un cilindro in acqua: un pellet di qualità affonda e si disfa in queste circostanze. Se il pellet, bruciando, rilascia odori diversi da quelli della comune legna, è il caso di verificarne la composizione chimica.

Come si può capire se un pellet è di qualità?

Un pellet è di qualità quando la sua lavorazione e la sua conservazione avvengono in maniera ottimale. Le caratteristiche da controllare sono: esistenza della certificazione (esempio ENplus A1), assenza di leganti sintetici, l’assenza di vernici, l’assenza di terra nella confezione, l’assenza di polvere o segatura, superficie liscia e lucida, diametro costante.

Come viene prodotto il pellet?

Il pellet viene prodotto utilizzando i materiali di scarto della lavorazione del legname, o da legno vergine. Questo materiale viene triturato, essiccato, macinato e pressato, ottenendo la tipica forma a cilindro, per poi essere confezionato e commercializzato.

Cosa significa la presenza di segatura all’interno della confezione?

La presenza di segatura è sintomo di sgretolamento del pellet. La causa spesso è l’umidità, dovuta a una lavorazione scadente o a disattenzioni nella fase di confezionamento, trasporto o stoccaggio.

Cosa vuol dire che un pellet ha la certificazione europea ENplus A1?

Vuol dire che si tratta di un pellet di altissima qualità sottoposto a rigidi e costanti controlli da enti europei. Il sistema di certificazione ENplus, basato sulla norma EN 14961-2, ha l’obiettivo di rendere operativo il nuovo standard europeo, garantendo che il prodotto soddisfi i requisiti contenuti nella norma. ENplus permetterà di acquistare pellet con elevata qualità e caratteristiche costanti, garantito da un sistema di certificazione trasparente, in tutta Europa. Non si tratterà di una semplice certificazione di prodotto bensì di sistema, che esaminerà tutta la catena di custodia, dalla produzione / ricezione della materia prima, allo stoccaggio del combustibile, fino alla consegna del pellet al consumatore finale. Le aziende dovranno essere dotate di un sistema interno di gestione qualità basato sulla EN ISO 9001 e la prEN 15234. Il produttore/rivenditore di pellet deve monitorare regolarmente la qualità del prodotto per verificare il rispetto dei requisiti ed evitare la produzione/vendita di lotti difettosi (www.enplus-pellets.eu).

È meglio il pellet chiaro o il pellet scuro?

Esiste un mito che possiamo sfatare: il pellet chiaro non è necessariamente il migliore. Ci sono delle ragioni storiche per cui si preferisce il pellet chiaro: il primo pellet ad arrivare in Italia è stato il pellet austriaco, caratterizzato da un colore chiaro perché prodotto a partire dall’abete. In più l’abete è un legno che si accende facilmente e non crea problemi anche con le stufe più economiche. Questo non vuol dire che altri prodotti gli siano inferiori in rendimento e qualità. Come contro esempio basti dire che un processo di cubettatura ad alta pressione — indice di un buon prodotto — comporta elevate temperature che tendono a scurire il pellet in superficie. A questo si deve aggiungere che la colorazione dipende spesso dal tipo di legno impiegato — il rovere sarà più scuro del faggio ed il faggio più scuro dell’abete, e così via.

Esistono più tipologie di pellet?

La distinzione fondamentale è quella relativa alla materia prima (tipo di legname) con la quale il pellet è prodotto. Le tipologie attualmente presenti sul mercato sono il pellet di abete, il pellet di pino, quello di faggio e quello di rovere.

In che formati potete consegnare il pellet?

Il Pellet MyFire® può contare sulla forza logistica della intergroup, che gestisce terminal portuali per lo sbarco delle navi, magazzini doganali per lo stoccaggio dei prodotti, impianti di confezionamento e ricarica per vari formati: sacchi da 15 kg; big bags da 1 tonnellata, silo truck per pellet sfuso.

La combustione del pellet causa emissioni tossiche?

Un pellet di qualità, prodotto senza l’utilizzo di collanti e vernici, ha un’origine totalmente biologica. Non inquina ed è ad impatto CO2 pari a zero: l’anidride carbonica emessa è pari a quella assorbita dalla pianta. Risulta quindi categoricamente più sicuro e pulito rispetto agli idrocarburi.

Qual è il pellet migliore?

Ogni tipologia di pellet è adatta ad un particolare scopo o a determinati modelli di stufe, caldaie o centrali termiche. Per avere una buona idea della resa e dell’utilizzo, verificare sempre il potere calorifico e la composizione del prodotto prima di effettuare l’acquisto.

Quali sono le differenze tra i vari tipi di pellet?

Il pellet di abete e di pino sono più facili da bruciare, possono essere usati in ogni stufa, tuttavia si consumano più velocemente. Il pellet di rovere ha un colore più scuro, brucia con maggior difficoltà, tuttavia ha una durata maggiore. Il faggio rappresenta una via di mezzo. Vi sono poi pellet realizzati con altri materiali, come grano o gusci: hanno generalmente colore più scuro e una resa minore.

L’esperto consiglia: dal Pellet MyFire® al nutrimento per le vostre piante

Il Pellet MyFire® è prodotto da puro legno senza alcuna aggiunta di altre sostanze. Al termine della combustione del pellet, nel cassetto della vostra stufa ci sarà una minima quantità di cenere residua, che può essere utilizzata in diversi modi rilevandosi una risorsa preziosa.

La cenere del vostro Pellet MyFire® è infatti ricca di minerali importanti per una nutrizione sana e completa delle piante: abbinata a un concime organico costituisce quindi un ottimo fertilizzante. Per utilizzare la cenere nel modo migliore, consigliamo di distribuirla in maniera omogenea e senza eccessi prima di smuovere il terreno, e successivamente di mescolarla bene al terreno stesso.

Un altro utilizzo meno conosciuto della cenere è quello di proteggere le piante dalle lumache, semplicemente circondando i vegetali con lunghe strisce di cenere, ed evitando quindi di utilizzare prodotti chimici, che possono danneggiare il giardino e che sono tossici per molti animali utili alle piante stesse e all’ecosistema.

Questi utilizzi sono raccomandati solo se il legno di partenza, come quello del Pellet MyFire®, non subisce trattamenti con vernici, o altre lavorazioni che ne alterino la purezza; in questo caso, infatti, la cenere residua altro non sarebbe che un concentrato dannoso all’ambiente.